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Quella a Silvia Lelli è un’intervista che mi emoziona molto. Silvia è una grande professionista, una fotografa pura ed intensa che ha fatto della macchina fotografica l’estensione della sua personalità educata e gentile. Usa la fotografia come mezzo espressivo discreto e rigorosamente in silenzio, proprio perché in silenzio si possono immortalare alcuni degli attimi più alti della musica.

Artcure:

Buongiorno Silvia ti ringrazio molto della disponibilità, spero di non rubarti molto tempo ma è davvero un enorme piacere per me intervistarti. Farti delle domande mi emoziona molto, sai bene quanto ti stimo e quanto ammiro il tuo lavoro. Sei ormai da molti anni una delle migliori fotografe di spettacolo del mondo, ma certamente anche tu avrai iniziato da qualche parte. Quando è successo? E quando hai capito che questa era la tua strada? Il tuo lavoro?

Silvia Lelli:

E’ con grande piacere che ti rispondo, c’incontriamo spesso ma altrettanto spesso si finisce per parlare d’altro e ora con le tue domande mi induci a riflettere sul mio lavoro. Ho iniziato a fotografare all’Università, Facoltà di Architettura a Firenze. Ho dovuto imparare perché il mezzo fotografico è utile per le indagini sul territorio e la documentazione di luoghi su cui elaborare il materiale d’esame. Nello stesso tempo ero nella compagnia del CUT (Centro Universitario Teatrale) e così, da buona amante della scena teatrale, ho iniziato a fotografare i nostri spettacoli, ma anche altri, sia di danza che di musica. Erano i primi anni settanta e le occasioni interessanti di teatro d’avanguardia e di performance non mancavano. Una volta laureata ho lavorato per un anno come architetto, ma nello stesso tempo ho continuato a fotografare avendo piccole ma interessanti collaborazioni con riviste come Gong e Spettacoli e Società. Iniziai ad avere un buon portfolio d’immagini e così, da perfetta sconosciuta, presi un appuntamento con Grazia Neri, l’agenzia fotografica più interessante nel panorama italiano di allora. Il mio portfolio di foto sull’avanguardia teatrale piacque e neanche una settimana dopo fui chiamata per realizzare un servizio alla Biennale di Venezia. Da quel momento non ebbi più dubbi, scelsi la fotografia.

Artcure:

Siamo ormai amici da diversi anni, ti conosco bene e spesso mi hai raccontato di te e del tuo rapporto con la macchina fotografica e con i grandi fotografi del passato. Hai un mentore ideologico? Chi ti ha ispirato e chi è, se c’è, uno dei tuoi maestri spirituali?

Silvia Lelli:

A essere sincera, non ho mai avuto un mentore nella fotografia. Sento di essere stata profondamente influenzata dagli studi in storia dell’arte ed in particolar modo dalla pittura del rinascimento, specialmente per quanto riguarda la composizione dell’immagine. Sicuramente anche il periodo del Bauhaus, certa fotografia tedesca, ma anche il mondo della performance degli anni ’70 è stata fonte di ispirazione e stimolo. Così come l’ascolto della musica sia classica sia contemporanea ti consente di scavare nella tua psiche, e ti porta a restituire in immagini emblematiche ed evocative ciò che leggi dentro di te. Presto ti accorgi che fotografare la musica è un’arte, devi conoscerne il segreto, accordarti con il battito, essere in sintonia con ciò che accade sul palcoscenico, respirare con i musicisti. L’impressione che qualcosa ti sfugga è continua, ma è grande la soddisfazione quando, riguardando il materiale scattato ti accorgi che sei riuscito a sintetizzare in uno scatto il tuo pensiero e l’emozione provata all’ascolto di quella musica, nel momento.

Artcure:

Hai fotografato le più grandi star internazionali del balletto e i più grandi direttori d’orchestra del mondo. Credo siano esperienze indimenticabili, come hai vissuto e vivi questi momenti. Quanto incidono nella tua vita privata questi incontri? Esiste una scissione tra Silvia Lelli fotografa e Silvia Lelli donna?

Silvia Lelli:

Si è vero, ho fotografato artisti di altissimo livello nel campo della musica e della danza. Come li ho affrontati? Semplicemente con un rapporto diretto, sempre con grande rispetto. Spesso questi incontri avvengono sulla scena, là dove loro devono rendere al massimo. Il mio compito è quello di osservare, ascoltare, capire le loro fragilità e le loro necessità, solo da ultimo fotografare. Lo scambio, anche solo di sguardi, che si crea fra te e l’artista è qualche cosa di speciale che da solo è sufficiente a ripagarti di tanta pazienza, fatica, perseveranza. Non esiste una scissione fra la mia vita privata e il lavoro, la fotografia fa parte della mia vita quotidiana, le mie giornate sono densissime d’impegni di lavoro e famigliari in una commistione difficile da immaginare. Forse è quello che ho sempre voluto, affetti e lavoro, lavoro e affetti, sempre con me.

Artcure:

Bene Silvia, grazie molto per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato a Firenze al nuovo Teatro dell’Opera all’inaugurazione di una mostra sul maestro Claudio Abbado nella quale sono esposte diverse tue fotografie: Eri appena tornata da un viaggio negli Emirati Arabi. Ti muovi molto, che progetti hai per il futuro? In poche parole cosa farà Silvia Lelli da grande?

Silvia Lelli:

L’impegno nel campo della fotografia musicale mi porta a spostarmi spesso, sono da poco tornata dalla tournée di Riccardo Muti con l’orchestra Cherubini ed altre date mi aspettano nel mese di maggio. Seguo dalla sua nascita l’orchestra Filarmonica della Scala, e come ogni anno lavorerò al Festival di Salisburgo e al Ravenna Festival. Quello che mi preme maggiormente è trovare il tempo per dedicarmi a progetti personali. Uno in particolare presto troverà sbocco in un libro e un altro, a cui lavoro da tempo, in una mostra-performance.

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http://www.lelliemasotti.com/