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Luciana Majoni fotografata da Paolo Monina

Questa intervista la dedico ad una persona di ottima cultura e di rara sensibilità fotografica, la fotografa Luciana Majoni. Io e Luciana ci siamo conosciuti per caso e per caso ci siamo parlati e, come le migliori cose che capitano, per caso siamo diventati amici…

ARTcure:

Buongiorno Luciana è sempre bello confrontarsi con te, l’ultima volta che ci siamo visti è stato nella tua splendida casa-studio, un luogo sospeso tra arte, design e fotografia, e proprio lì abbiamo parlato di questa intervista. Le tue fotografie raccontano una storia, una storia fotografica, spesso, molto vicina all’arte antica… Come è nata la tua passione per la fotografia, quando hai iniziato a capire che la macchina fotografica poteva diventare uno strumento di vita oltre che di piacere fine a se stesso?

Luciana Majoni:

Grazie Vincenzo per la bella introduzione al mio lavoro e alla mia casa-studio, per me importante come luogo di riflessioni e progetti. Quando ho frequentato l’Accademia di Belle Arti, Firenze viveva un momento molto particolare, segnato dal movimento concettuale e in città si svolgevano molte performances ed happenings che mi incaricavo di documentare, come accadeva anche per le azioni intraprese dal gruppo di lavoro che avevamo formato in Accademia, ispirato alla concettualità. Durante queste documentazioni ero molto attenta a cogliere l’atmosfera e il senso delle performances in modo da renderle al meglio e riportarle in modo fedele ed efficace. È stato grazie a tali esperienze che ho imparato a incanalare la mia energia. Lì ho capito che la macchina fotografica era, per me, il filtro giusto per la mia espressività. Questo medium, infatti, mi è subito parso ottimale per la mia concezione artistica, poiché mi permetteva di esprimermi con una modalità nuova e con delle similitudini con la pittura, che fu il mio primo mezzo espressivo.

ARTcure:

La tua fotografia è una fotografia intensa, intima che spazia dai ritratti alla natura, dalle sculture agli ambienti interni. Le tue fotografie sono lucide visioni di una realtà colta ed espressa con uno straordinario bianco e nero. Nelle tue fotografie le sfumature sono articolate in maniera magistrale e netta, per certi versi arcaica. Quanto i grandi maestri della fotografia internazionale ti hanno influenzato? E se c’è chi in particolare ti porti dentro come tuo ipotetico mentore?

Luciana Majoni:

Fra i grandi della fotografia ho ammirato Edward Steichen, per lo still life Irving Penn, la ritrattistica di Alfred Stieglitz e la pura poesia di Josef Sudek; Steichen rimane comunque il primo che mi ‘insegnò’ il collegamento fra fotografia e pittura, mi rimase impressa anche la mostra I Pittorialisti da Alinari nel 1989.

ARTcure:

Cara Luciana tu non sei fiorentina, vivi in questa città da ormai molti anni. Qual è stato il tuo approccio iniziale con Firenze? Come hai vissuto sia come donna che come fotografa l’impatto con tutta l’arte che ti ha in qualche modo assalita? E soprattutto quanto pensi l’arte tradizionale possa essere ancora in Italia un grosso ostacolo per la fotografia d’autore?

Luciana Majoni:

Da un luogo, Cortina d’Ampezzo, stracolmo di natura, sono arrivata a Firenze negli anni ’70 stracolma di bellezza artistica. Era una città vivissima, piena di stimoli. Durante gli studi all’Accademia di Belle Arti frequentavo anche i corsi di estetica, architettura, seguivo e documentavo le varie iniziative alla Galleria Schema e allo spazio Zona no profit, e tutti gli avvenimenti che si svolgevano nei vari luoghi della città; era un periodo pieno di entusiasmo e gioia propositiva, anche se con il tempo ho avvertito il limite dell’arte concettuale che a mio avviso ‘congelava’ il lato emozionale del ‘sentimento’. Rispondendo alla tua seconda domanda: come donna, artista, ho sempre rifiutato di partecipare a mostre legate solo al femminile, piuttosto frequenti in quel periodo storico. Sulla fotografia d’autore io vengo dalla ‘scuola’ analogica e facendo molto lavoro di stampa in camera oscura ho affinato l’occhio all’’educazione’ visiva del bianco e nero: toni caldi, toni freddi, carte di stampa diversi per esaltare l’immagine. È un’abitudine che ti educa giorno dopo giorno, ora non credo succeda molto, il digitale è ‘altro’.

ARTcure:

Bene Luciana siamo arrivati alla fine di questa piacevole chiacchierata. Pochi giorni fa mi hai parlato di un tuo nuovo progetto che ti porta a Bologna per fotografare un’importante complesso scultoreo. Come veicolerai la lettura delle sculture e soprattutto dopo questo cosa farà Luciana Majoni da grande?

Luciana Majoni:

Mi appresto nuovamente a confrontarmi con la scultura, questa volta un gruppo scultoreo. Come sempre inizio con appunti fatti con la digitale per poi passare, avendo già tratto qualche preliminare considerazione, alla pellicola.  I risultati dovrò elaborarli, verificare se corrispondono all’idea iniziale che mi ha ispirato: se poi saranno all’altezza delle mie aspettative li presenterò al pubblico. Nonostante sia molto critica nella fase realizzativa dei miei lavori e sia difficile trovare un reale ascolto, per me importante portare a compimento un progetto. Cosa farò in futuro? Continuerò a ‘vedere’, ad essere colpita da situazioni, volti, paesaggi, particolari, cercando di ‘catturarli’. Quei momenti mi donano una gioia spesso inattesa, quello che spero di regalare a chi guarda i miei scatti.

http://www.lucianamajoni.it